Tutto ciò che avreste voluto sapere...

...e non vi ho mai detto . Blog a carattere soteriologico/settario. Tutte le verità nascoste di MelissaTres e del suo mondo di psicopatici.
domenica, 20 dicembre 2009

Plane

E dopo tre anni uno ci dovrebbe anche essere abituato...

E invece no.

Ogni partenza, ogni separazione, anche minima, è uno strazio ogni volta uguale alla prima.

Io non lo so cos'è, ma è come se sentissi qualcosa che stringe alla bocca dello stomaco e mi sale, fino all'orlo delle ciglia.

Forse è perchè ogni mattonella, ogni bicchiere, ogni granello di polvere qui ha da raccontare qualcosa di me e di te, forse è perchè quando non ci sei, quando fisicamente non ci sei, è come se mi mancasse un braccio o una gamba.

Io non lo so come fa una persona ad entrarti così, nella pelle, nelle ossa, nel respiro. Però è così.



Ogni minuto che passa, è un minuto che ci avvicina di nuovo.



S. è partito da dieci minuti, ho il sapore della sua pelle sulle labbra, eppure il silenzio di questa stanza già mi assorda.

L'ho visto l'ultima volta venti minuti fa, prima che si avviasse all'aeroporto e già mi si spezza il respiro.



Non vedo l'ora di riaverti, accanto a me, mentre discutiamo sul tappo del dentifricio lasciato sul lavandino, sui calzini spaiati nei cassetti e sul frigo vuoto.



Ti amo.



Ti amo come il primo bacio, ti amo come la prima notte trascorsa pelle su pelle, ti amo come la prima neve, ti amo come quando ti dissi, così per scherzo, che mi sarei potuta innamorarei di te.

È strano, strano per me, ma per la prima volta in vita mia su qualcosa, dico "per sempre".



plane
postato da MelissaTrespass alle ore 20:15 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: confessioni, verità neppure tanto nascoste, Di me e di te, di me e di te


sabato, 19 dicembre 2009

Death and Rebirth

È passato diverso tempo (quasi un anno) da quando ho scritto il mio ultimo post, qui sul blog. La cosa (una volta tanto) non è stata casuale: sono stati giorni, settimane, mesi decisamente difficili e intensi, a modo loro.

Aggrappata ad un filo e sospesa nel vuoto più assoluto, in una sorta di camera bianca piena d'ovatta, questo sono stata.

Non ho saputo esprimermi, non ho potuto, non ho voluto. Era giusto così.

Un vuoto linguistico, il primo della mia vita, pieno di senso, proprio perchè estraneo.

Tornerò: tornerò con le mie crisi, con i miei bozzetti irriverenti di cose, persone, fatti quotidiani, tornerò con le mie incazzature, con i miei pungolamenti, con le mie vanità e vacuità.



Ma non vi ho abbandonato, cari, estranei lettori: al massimo ho abbandonato me stessa e questo è altro discorso.

Non c'era nulla di reale da dire, solo finzione, solo camere vuote e specchi rotti.

C'era un percorso, in mezzo al cotone idrofilo, alla puzza di disinfettante, ai corridoi di linoleum. E i percorsi non si raccontano mentre si cammina, o si striscia, come ho fatto io.

No, non allarmatevi: non ho vissuto nulla di esaltante come una bulimia o di avventuroso come un viaggio nel mondo delle droghe pesanti o ancora di eccitante come una voluttuosa storia d'amore finita a tragedia.

Mi sono solo persa, ecco tutto.

E a voi, capita mai di perdervi?

Si, che vi capita, io lo so. Capita anche a te, che mi stai leggendo dietro la tua scrivania di compensato, alle otto del mattino, domandandoti che fine abbia mai potuto fare mentre bevi surrogato di caffè in un bicchierino di plastica, proprio lì dove ti ho lasciato, al terzo piano.



Morte e rinascita, qualcosa di banale quindi. Che probabilmente non sta a significare un cazzo, se non che - forse - posso paragonarmi davvero a qualcuno - o qualcosa - che volontariamente ha deciso di annullarsi, di unirsi in un liquido amorfo e arancione, pur di non sentire, di non vedere, di non toccare.

Toccare mi ha fatto orrore letteralmente. Ma non è questo il punto.



Come sempre.


giovedì, 05 marzo 2009

Elenchi puntati

A volte è difficile fare i conti con sè stessi.



Questa l'ovvia premessa di quanto sto per raccontarvi o meglio raccontarmi in questo intervento voluto, odiato, temuto eppure ciò nonostante necessario.



Comincerò raccontando qualcosa di me.



Io ho venticinque anni, sono nata a napoli, vivo a bologna da circa un anno. Mi sono diplomata al liceo classico J. Sannazaro con votazione 99/100 e qualche bel litigio pseudo-rivoluzionario alle spalle, con il solito docente malevolo di turno. Come in ogni romanzo di formazione che si rispetti, del resto: in una cosa almeno, ho seguito il copione. Nella mia vita ho viaggiato discretamente, in generale mi piaceva (e mi piace) spostarmi) Sono del sagittario, ho perso la verginità a vent'anni. Il primo bacio l'ho dato a quindici. Da adolescente ero molto timida (lo sono ancora). Ho sofferto (?) di insicurezza patologica, il che cozza curiosamente con a) i vari corsi (o pseudo tali) di teatro frequentati; b) una certa vita "mondana" sviluppatasi nei primi anni di università.



Sono una persona estremamente curiosa, dall'intelligenza e la costanza mediocri, con un intuito abbastanza potente da permettermi la sopravvivenza. Ho avuto (e ho tutt'ora) la media del trenta all'università. Mi sono laureata con centodieci e calcio nel sedere accademico. Ho litigato con la mia relatrice. Mi piacciono i gdr. Non penso di essere bella (ma neanche un cesso, diciamocelo). Ho una relazione stabile da circa due anni e mezzo. Sono molto innamorata della persona con cui sto e a cui, tra l'altro debbo molto. Credo inoltre sia la mia prima relazione non totalmente sballata (del resto rappresenta tutt'ora un record imbattuto di durata temporale). Ho presentato una tesi in filosofia morale sul principio di responsabilità in E. Fromm. In questo momento sto studiando i due metodi principali per ottenere organismi viventi transgenici. Ho un rapporto d'amore/odio con la mia famiglia di origine. Mi reputo emotivamente poco stabile. Alla domanda "sei felice?" risponderei senz'altro si in questo momento, ma più che altro in senso comparativo e non assoluto. Sto cercando di capire cosa devo farne della mia vita, cosa essere, che attività svolgere, se comprare calzini blu piuttosto che rossi. Domande che mi assillano.



Una fissazione direi.



Tutto sommato però, mi camuffo abbastanza bene da persona seria e capace.

Non taglio mai i miei capelli oltre un tot, perchè mia madre da bambina me li teneva sempre cortissimi e mi si scambiava per un maschio. Questa cosa deve avermi segnata.

L'unico dato positivo di questo quadro della disperazione, è che, almeno, non ho mai avuto problematiche (psicologiche o meno) di natura sessuale (il che è una gran cosa).



Vorrei partire per il Nepal o il Portogallo. Partire in generale.



Ma alla fine sto sempre qua, nel mio monolocale 4x4 (metri).



Un tempo sapevo suonare uno strumento (ma ho completamente rimosso il tutto). Odio hegel con tutta l'anima e si, credo che padre maronno sia pù credibile. Ho paura di dire che ho scelto cosa fare nella vita. Ho un letto soppalcato e matrimoniale. Ho incontrato la Rita Levi Montalcini (ero in piazza del nettuno con due amiche a far commenti poco onorevoli su un paio di ragazzi adiacenti). Mi piace il nuoto. Ho praticato nuoto da bambina. Fino a circa 18-19 anni mi sono ritenuta un mostro. Non ho mai contratto esantematiche (se non un sospetto di rosolia a 25 anni). Soffrivo di bronchi da piccola.



Un tempo i miei capelli erano mossi.



Detesto gli intellettualoidi, detesto le cose belle e inutili, le artificiosità, a volte detesto anche me stessa - ma dura poco -. A cinque anni ero convinta che avrei vinto un nobel (uno qualsiasi). A 25 anni sono convinta che vincerò un posto alle poste.



Ma in realtà, logicamente, mento.



In realtà, dietro a questo elenco di cose che "sono", sto cercando di aggirare nuovamente lo specchio che ho tentato di mettermi di fronte. La domanda stavolta è la seguente: perchè a distanza di 8 anni ho ancora l'orticaria a vedere - anche solo in foto - pinco pallino?



La risposta è che probabilmente, la considero una macchia indelebile sul mio "curriculum", probabilmente considerando la summa di quello che credo di essere (ammesso e non concesso che creda ancora di "essere" qualcosa) e di poter diventare. Probabilmente. Ogni volta, quell'immagine, mi sbatte in faccia quello che penso di me, e cioè che ero (e probabilmente sono) un'idiota. Non sopporto comportamenti idioti, meno che mai ne tollero da parte di me stessa. Orgoglio: ecco credo si tratti di orgoglio e di una tacita ammissione di colpa.



Insomma un caso di reo-confesso facilmente archiviabile.



E ancora una volta cerco di aggirare il problema, facendo finta di non vederlo o tentando semplicemente di rimuoverlo: questo è palese sia dall'omissione del nome dell'imputato, sia per una tendenza generale a minimizzare, a dare poca importanza.



Invece, per quanto cretino, importante era, è stato, ed è inutile negarlo. Fa rabbia vedere sviliti i propri sentimenti, messi in pubblica piazza, ridicolizzati e resi spuri in questo modo.



È lo sbattere in faccia di un rifiuto, di qualcosa di non solo non ottenuto ma neppure provato ad ottenere. Insomma, l'emblema del mio fallimento, seppure adolescenziale. E no, non si dimenticano queste cose: sono ferite che bruciano anche a distanza di anni.



Si badi bene, non per non aver ottenuto quello che si desiderava (e che forse si voleva per mero capriccio, fissazione), ma per il semplice rendersi conto del proprio essere (stati) ridicoli.



E no, io con tutto il mio orgoglio, ho sempre cercato di non essere, o almeno apparire, patetica (nel senso ampio del termine).



Ed ecco che si presenta, dirompente, il desiderio di rivalsa (stupido ma irrefrenabile), di essere qualcuno, di essere sopra, di dire "ehi, mondo, ci sono anch'io ! ", ma, forse, più di tutto, di trovare un senso o un nesso, forse un locus dove potersi posizionare nell'esistenza, giacchè, a disdetta di tutto e tutti, non si è solo un numero o un libro o un'attività.



Ecco la mia ricerca del tempo perduto.



Perchè, nonostante tutti gli elenchi, io non sono la somma algebrica delle cose che ho fatto e delle persone che ho incontrato. E con forza spesso reclamo questo non-essere, non potendo tuttavia mai definire un essere che, nella sua sostanza e nella sua descrittiibilità, viene sempre a mancare.



Contraddizioni. Più che altro contro-sensi, perchè il senso se anche c'è (e c'è), rimane sempre in un non detto e in un non scritto.
venerdì, 30 gennaio 2009

On Air


Dream On..As your bony fingers close around me

Long and spindly

Death becomes me

Heaven can you see what I see




Hey you pale and sickly child

Youre death and living reconciled

Been walking home a crooked mile




Paying debt to karma

You party for a living

What you take wont kill you

But careful what youre giving




Theres no time for hesitating

Pain is ready, pain is waiting

Primed to do its educating



Unwanted, uninvited kin

It creeps beneath your crawling skin

It lives without it lives within you



Feel the fever coming

Youre shaking and twitching

You can scratch all over

But that wont stop you itching



Can you feel a little love

Can you feel a little love



Dream on dream on



Blame it on your karmic curse

Oh shame upon the universe

It knows its lines

Its well rehearsed



It sucked you in, it dragged you down

To where there is no hallowed ground

Where holiness is never found



Paying debt to karma

You party for a living

What you take wont kill you

But careful what youre giving



Can you feel a little love

Can you feel a little love



Dream on dream on...On Air
venerdì, 11 luglio 2008

Bologna la secca

Sarà che fa caldo, sarà che passato il tornado Buzzetti c'ho poco da fare, sarà che il clima appiccicoso della palude, mi impedisce di dormire serenamente, ma ormai alcuni dubbi cominciano ad assalirmi feroci.

Di ritorno dal chioschetto scrauso di via Zamboni, mi sono (come al solito) collegata su m's'n' (o meglio sul programmino malefico che uso in sostituzione sul mio mac) e ho preso a chiacchierare con una mia collega. Sembra che ormai la moda imperversi ovunque: peggio della peste del '600, il Male si diffonde in ogni angolo, penetrando ogni cellula celebrale disponibile. Anche oggi sento parlare in ordine di:

diete

palestre

palestre

diete

diete

ancora diete

Io mi guardo allo specchio, con le terga spaparanzate e sorridenti e bofonchio: possibile mai che qui siano tutti così maledettamente secchi e così maledettamente fissati?

Il ritrovato del secolo (in realtà in circolo da diversi anni) oggetto della nostra discussione è questo: un arnese infernale cui (mi dicono) ti legano a forza (quindi sostanzialmente non c'è possibilità di discesa: una volta che si è su o si pedala o si pedala) in modo che tu possa continuare ad agitarti rimanendo nello stesso punto di una stanza dieci metri per due foderata di linoleum/fintoparquet puzzolente di sudore altrui, tutti uno in fila all'altro come carcerati nell'ora d'aria.



E se questo stesso arnese lo si proponesse a qualche avventore di Caracas, o, chessò di Calcutta? Probabilmente se lo mangerebbero a pezzi o, nel primo caso, tenterebbero di farci un Cuba Libre. Certo che è strano. Strano sentire di questi discorsi. Strano porsi questi problemi. Io.

Io che la massima attività che intendo svolgere è arrivare a via Lanzi, all'altro capo della città, per tentare di iscrivermi ad un circolo scacchistico. Io che il mio massimo problema è capire come migliorare il mio mediogioco. Io che sono sempre stata come sono, e mai avrei desiderato altro. È assurdo anche il solo porsi il problema: che mi stia paludizzando?

Sorseggio un té freddo (di quelli scrausissimi, che bevevo a ettolitri da bambina) e mi godo il ventilatore, cercando di capire come battere il mio mac.



sabato, 05 gennaio 2008

Quando ti ritrovi un' "amica" stronza - Atto Primo -

Miei cari, amatissimi, estranei , FanZ, questa sera andrò a raccontarvi di una storia comune, forse a tratti anche banale. Vi racconterò una di quelle cose, come se ne sentono tante in giro. Uno di quei simpatici episodi che si raccontano di tanto in tanto la sera, al bar, davanti ad un bicchiere sporco e due noccioline stantie. Uno di quegli avvenimenti che accadono un po' a tutti: infondo a chi non è capitato di avere un' "amica" stronza?

Torniamo indietro nel tempo: torniamo ad una paffuta signorina di circa 19 anni, con i capelli ricci e gli occhioni scuri, al suo primo o secondo anno di università. L'avete riconosciuta? Si? Si, sono io. Bei tempi, quelli. In cui tutti insieme si usciva, si rideva, si aspettava l'alba ridendo. Eravamo io, la "migliore amica" (che per privacy chiameremo Sara Picazzo), un omino buffo e simpatico (che per convenzione chiameremo L'uomo del silenzio) ed un satanico biondino (che per convenzione chiameremo Ricchioncello, in alternativa semplicemente Lo psicopatico).

La Picazzo, uscita da una vorticosa storia quinquennale con individuo dedito all'uso di sostanze non propriamente legali, se la faceva con L'uomo del silenzio, mentre la Paffuta Universitaria intesseva una tenera amicizia con il satanico Ricchioncello. Ed è qui che nasce la trama di una delle più avvincenti SOAP OPERA che abbia mai vissuto:

L'ex della Picazzo torna alla base e il povero Uomo del silenzio viene relegato in seconda battuta. Il Ricchioncello comincia a disvelare la sua piena e totale natura di Psicopatico nei confronti della nostra Paffuta Eroina, ormai inciampata come una pera cotta nel proprio istinto da crocerossina. I rapporti tra la Picazzo e L' Uomo del Silenzio si azzerano, mentre la Paffuta cade nel vortice di una relazione-non relazione con il Ricchioncello, odiata misteriosamente ed in apparenza senza motivo alcuno dall'altrettanto misterioso Uomo del Silenzio.

MA....COLPO DI SCENA Siori e Siore !

La Paffuta dribla, scarta, scatta, sta per tirare....ce la può fare...ce la può fare...GOAAAAAAAAAAAL : maagnifico sfanculamento del Ricchioncello a favore della libertà di pensiero, del diritto alla libera trombata e alla dignità umana !

Siamo soltanto all'ottobre dell'ormai lontano 2004....come andrà a finire quest'affascinante mescolanza di amori e dissapori, di celebrità partenopee ed intrighi a tinte fosche???

Lo scopriremo nella prossima puntata.

Continua....

venerdì, 21 dicembre 2007

Dubbio

Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.

Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l'armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.

Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell'infinito mare.

B. Brecht

___________________

Non so perchè, ma poco mi convince.

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categoria: varie, confessioni, inizi, inquietudini, confettti rossi


domenica, 14 ottobre 2007

Come calli ai piedi...

Caffè freddo in una tazzina brecciata e sigaretta nella sinistra, mentre scorro con lo sguardo sullo schermo: la curiosità è sempre stata un mio pessimo vizio ed in effetti  mi porta a tirare fuori cose, facce, immagini, che, il più delle volte, sarebbe stato meglio dimenticare.

Mi sento quasi fuori legge a scrivere di questa storia, quasi avessi paura che qualcuno, che lui, potesse scoprirmi.

Spulciando la rete, in uno zapping telematico da domenica pomeriggio, mi imbatto in una curiosa recensione: inarco un sopracciglio, strizzo gli occhi e mi metto a leggere avidamente. Un colpo al cuore: lo schermo sputa fuori caratteri che mi pungolano nell' orgoglio, io sorrido beffarda, di rimando, amaramente consapevole, che, infondo, "era destino".

Così, mentre io mi diletto a scrivere saggi filosofici sul pecorino sardo prodotto da Jonas, nelle sue vacanze italiane, tu, tu mio caro P. F. pubblichi racconti per conto della "Coniglio editore".  E si, ti lascio il nome puntato, che infondo, il coraggio di pronunciare di nuovo il tuo nome, non ce l'ho: non è curioso?

A distanza di cinque anni, vengono a galla ricordi rimossi di amoretti liceali (no, non corrisposti, ovviamente) e quasi quasi mi viene da fare il punto della situazione, ma provo troppa vergogna forse, per poter stilare sommari bilanci esistenziali.

Tutto quello che avrei voluto essere, lo sei stato tu. Tutto quello che avrei voluto fare, l'hai fatto tu. E bravo, P.F. I miei complimenti, P.F. Congratulazioni che non avrò mai il coraggio di farti, naturalmente. Ammesso e non concesso che il tuo cervello radical chic si possa ancora ricordare di me. E alla fin fine, ci spero, che si sia dimenticato che non ci farei di certo una grande figura.

Mi rendo conto, di non essere poi molto diversa, dalla buffa ragazza bionda, un po' grassoccia, goffa, testarda e ricciuta che ti portava regalini sotto casa: gesù...quant'è dura fare i conti con sè stessi. Con quel riflesso di sè, che proprio si fatica ad accettare. Magari ora sono bruna, magari ora sono radical, magari ora ho una parvenza di contegno, magari ora sono più politically correct.

< Quanto ho odiato carla. Quanto l'ho invidiata. Quanto avrei voluto essere, come lei. Se ci penso, mi faccio quasi tenerezza. E l'altra? com'è che si chiamava, l'altra? Ma si..quella con cui convivevi...scherzi della memoria.

Ma sai che forse, pezzi di quei racconti me li avevi anche letti? O forse erano altri? Non ricordo adesso...Cosa curiosa: come fa la gente a sparire dalla memoria? Non fosse stato che per un caso, avrei continuato bellamente ad ignorare la tua esistenza, o il fatto che questa, per brevissimi attimi, si è incrociata indirettamente, con la mia. >

E' così che, a volte ritorni : come quei calli ai piedi, che fanno male quando c'è cattivo tempo.

Sempre stata metereopatica.

<E' liberatorio poterti scrivere, sapendo che non mi leggerai mai. Zero rischi, zero problemi, no? Il ricordo di te non mi procurerà mai altro desiderio che quello di voler sprofondare almeno tremetrisottoterra.> Eppure io me lo immagino un ipotetico, surreale, incontro, fra noi due:

"E così scrivi per la tv, P.F.? Che sorpresa ! Bravo ! Come? cosa faccio io? oh beh..io sto scrivendo una magnifica tesi su metodologie etiche criteriologicamente rilevanti riguardo i problemi fondativi di tipo metafisico. Cos'è una metodologia criteriologicamente rilevante? Una variante del pecorino sardo. Il teatro? oh no, non seguo più..sai, gli studi, gli impegni...Se ho scritto qualcosa? beh, no. Non ho partecipato ad alcun concorso. Oh, si. E' stato un piacere anche per me, P.F. "

A volte penso di non avere avuto abbastanza coraggio nella vita, o forse di averne avuto troppo non so.

 Il punto è che sono ancora qua e ancora non ho deciso che farmene, della mia vita (si che palle che palle, lo so, miei cari, estranei, lettori le solite domande esistenziali di topo gigio), non sono neppure capace di stabilire se devo trasferirmi o meno dalla poltrona al divano.

La decisione non è categoria che mi appartiene, a quanto pare.

 

P.F., 25 anni, nato a Na, vive a Rm dove si occupa di tivvù, scirve su un giornale e gioca molto a doom 3.

 

E io?

giovedì, 04 ottobre 2007

duepiùdue

Oggi, miei cari, estranei, lettori sono io a porre un quesito a voi: è possibile perdere le proprie funzioni logico-cognitive, così, da un giorno all' altro?

No, perchè credo sia quello che mi sta succedendo ora.

Non so se si tratti delle prime avvisaglie di un qualche tipo di psicopatologia clinica o dell' entrata nella quarta dimensione ma credo che il mio sistema nervoso, oltre che sensoriale, sia andato cordialmente a puttane.

Ero pronta per uscire, stavo dando un' ultima occhiata ad Avere o Essere di E. Fromm, cercando disperatamente una bibliografia critica - che non esiste - lo poggio in qualche dove e vado a fare pipì. Torno e cerco il libro, con il proposito di sfogliarlo nelle lunghe ore di coda della Segreteria dell' Orientale e lui PUFF, SPARITO. Non c'è..non c'è in nessun luogo.

Perplessa comincio a cercare nelle varie stanze, frugo in tutti gli anfratti, comincio a bestemmiare in turco, scoprendomi capace di un linguaggio tanto volgare da fare invidia al miglior esemplare di scaricatori di porto in circolazione.

Mi innervosisco e scatta la fase aggressiva, butto tutto all'aria ma niente: del libro non c'è nessunissima traccia.

Intanto il tempo scorre e io sono conscia di perdere minuti preziosi, visto che la segreteria chiude alle 12. Ho come l' impressione che le stanze diventino sempre più grandi e sempre più disordinate fin quando non avverto un lieve giramento di testa: se qualcuno m' avesse chiesto come mi chiamavo in quel momento, non avrei saputo rispondere. Il mio unico scopo nella vita era quello di trovare quel fottuto libro.

Scoppio in lacrime isteriche: perchè un oggetto non può sparire nel nulla. Va contro la logica umana, le cose non spariscono. Non è così che funziona, non è così che va. Mi sembra di stare in un mondo alla rovescia, in un romanzo di Kafka, un inferno induista in cui l' ordine cosmico è stato rovesciato. E mi sento tutta rovesciata anche io.

Ho provato un tale terrore, e un tale panico nel vedere quel libro sparito, al solo concetto che un libro, o una caffettiera o un turacciolo, possa sparire, così , sotto i propri occhi, che mi riesce difficile anche solo descriverlo. La cosa mi ha paralizzato. Tant'è che , alla Segreteria, non ci sono più andata.

Eppure non sono mai stata molto ordinata.

Non mi è mai interessato l' ordine.

Dove vanno a finire le cose perdute ? I tappi di bottiglia, le lettere, i calzini spaiati, gli amori dimenticati, le facce delle persone, i pezzi di fil di ferro che si usano per chiudere le bustine....quando scompaiono, dove vanno?

Le cose non possono sparire. E' come dire, che due più due , fa cinque.

E' come se tutto, intorno a e dentro di me, facesse cinque, invece di quattro.

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categoria: confessioni, delirio, inquietudini


mercoledì, 03 ottobre 2007

E la vita la vita, e la vita l'è bela l'è bela

Miei cari, affezionati, estranei lettori, so che vi sono molto mancata in questi lunghi mesi d'afosa assenza, ma eccomi qui, fresca e pimpante come una rosa ad aggiornarvi sulle mie mirabolanti vicissitudini.

Martedì 2 ottobre, ore 12, studio della Somma Massima Eccellenza Oliva: incontro ravvicinato del terzo tipo.

Sudo freddo, mentre ripenso alla radicalità criteriologicamente metafisica delle minchiate che ho scritto nel mio splendido fac-simile di tesi.Una cosa che mi sarei presa a schiaffi da sola, se semplicemente fossi riuscita a smontarmi una mano dal rispettivo braccio per usarla a mo' di badile sui denti.

Mi sorbisco pazientemente un'ora e passa di ramanzina, stringendomi la borsa di pelle radical-ermeneutic-filosofic-chic quale novella Pulzella d'Orleans, pronta a sacrificare la sua vita terrena a più nobile causa.Eroicamente conscia del mio altrettanto eroico destino, adotto la strategia del silenzio, accantonando momentaneamente l'idea inconsciamente accarezzata, di vestire gli scomodi panni di novella produttrice di saggi filosofici sul pecorino sardo.

L' assistente mi parla, ma a un certo punto il mio pensiero vola a certi mufloni e faccio fatica a replicare coerentemente sulla fondatività di certi principi etici (o morali, ancora non si è capito bene- comincio a sospettare non lo sappia manco la comunitàdiricercacomuneperunmondomigliore criteriologicamentepsicopatica -): mi limito a sgranare gli occhioni lucidi da raffreddore incipiente e cerchiati indegnamente da metri quadrati di occhiaie, mentre mi domando se non faccio già abbastanza tenerezza così, di mio.

Ad occhi bassi, il mio interlocutore a un certo punto mi dice che "comunquescrivobene" e questo basta al mio super-ego super-narcisista super-superficiale. Sta bene. Mi riapproprio mestamente delle paginette corrette, in rigoroso Book Antiqua (che fa molto figo -oltre che prendere spazio notevole -) e mi fermo in piazzetta a cianciare vanamente con due o tre esemplari della fauna locale.

Becco nuovamente l' amica Sandra, esaurita da un esame surreale di pensiero stupendo: tappa d'obbligo al kestè prima e a donnalbina poi.Andiamo a casa del suo tipo e comincia un delirante rush scopo esame filosofia del linguaggio: quattro ore no stop di cervelli,scimmie, esperimenti su tamarri napoletani e cose del genere. Non so per quale strano motivo, finiamo a parlare della mia tesi, di Marcuse e dell'amico Marx: quando il discorso sfiora le vette sacre di Hegel io, istintivamente, mi guardo intorno e abbasso la voce.

Scoppio di risate generale e mia uscita su eventuali microspie presenti nel monolocale, poste da Trucchio (si può dire trucchio,vero?) ed Hegel-sensibili : in poche parole, secondo la nostra teoria, questi sensori lanciano segnali ad ultrasuoni direttamente collegati allo studio della Somma, nel caso in cui uno dei malcapitati avventori voglia osare pronunciare parola non perfettamente in accordo con la Fenomenologia dello Spirito.

Ovviamente, come sempre quando mi ritrovo con l'amicasandra, non rientro in casa prima delle 10 di sera.Metto su l'acqua per la pasta e mi accascio sul divano esausta, crollando a ronfare dopo circa due secondi e mezzo con ancora le paginette della pseudo-tesi strette al coraZon.

Oniriche visioni islandesi, ancora mi perseguitano....

Sarà stato politicamente corretto, scrivere di tutto questo? Sto rischiando la vita ad aver citato Hegel? O è forse il menzionare Giovanna d' Arco, che può mettere seriamente in pericolo il mio equilibrio psicofisico? E se nomini Sua Eccellentissima Santità per tre volte nella stessa pagina, poi ti appare in una visione mistica?

Sinceramente non lo so, ma temo fortemente ripercussioni sulla mia esistenza.

La vostra impavida, appassionata, MelissaTres.

Il Sommo Innominabile Olivo, marito di Oliva

Chi sono

Utente: MelissaTrespass
Nome: Vittoria di Samotracia
Un essere,un essente.Entità ontologica trascendentale.Immanente imminente.Disturbata laureanda ormai laureata.Nullità cava.Tautologia napoletana.Una che ama.


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